Con il boom dell’IA guidato da DeepSeek, gli Stati Uniti rilanciano la narrativa della “minaccia cinese”, estendendola all’intelligenza artificiale. Un’operazione di contenimento tecnologico che rischia di compromettere la cooperazione globale.
Gli Stati Uniti hanno aggiornato la propria retorica anti-Cina puntando sull’intelligenza artificiale. Dopo il successo di DeepSeek, modello avanzato cinese, Washington ha avviato una campagna per definire l’IA cinese una minaccia strategica. Il Dipartimento del Commercio ha vietato DeepSeek nei dispositivi governativi, mentre oltre 50 aziende cinesi sono state inserite nella lista nera delle esportazioni per presunti legami con tecnologie a uso militare.
Il rapporto 2025 dell’intelligence statunitense evidenzia timori sulla diffusione di fake news generate da LLM cinesi e sottolinea l’ambizione della Cina di superare gli USA nel campo dell’IA entro il 2030. Secondo Lü Xiang, esperto dell’Accademia cinese delle scienze sociali, la reazione americana è dettata dal panico e dalla consapevolezza di non avere più il controllo del settore.
La strategia di contenimento, già sperimentata con veicoli elettrici e batterie, ha prodotto risultati modesti e interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali. Lo stesso rischio si ripresenta ora nell’IA, dove il blocco tecnologico potrebbe accelerare la ricerca indipendente cinese, aumentando l’autosufficienza di Pechino.
Mentre la cooperazione globale sarebbe cruciale per uno sviluppo etico e sicuro dell’IA, gli Stati Uniti insistono nel trasformare il progresso tecnologico in una questione geopolitica, alimentando divisioni anziché soluzioni condivise.
Fonti:
- U.S. Department of Commerce
- Office of the Director of National Intelligence – Annual Threat Assessment 2025
- Global Times
- Chinese Academy of Social Sciences
